di Mara Donchi

DILAGA LA MODA DELL’ALIMENTO … PROBIOTICO: E’ SEMPRE, VERAMENTE, PROBIOTICO?

DILAGA LA MODA DELL’ALIMENTO … PROBIOTICO: E’ SEMPRE, VERAMENTE, PROBIOTICO?

Oggi voglio, ulteriormente, approfondire con voi  un argomento molto importante: quando e quali sono i cibi da considerare probiotici?

In un altro articolo vi ho  parlato di una delle bufale più’ clamorose che gira nel web:  i fermentati acetici sono tutti probiotici, nonostante abbiano  un ph molto acido, condizione alquanto improbabile alla proliferazione di tutti i microrganismi ( probiotici o non probiotici).

Leggete qui l’articolo 👇🏻

FERMENTI ACETICI ( es. thailandesi) PROBIOTICI: VERITA’ O BUFALA?

 

Ultimamente mi sono resa conto che il termine probiotico viene usato senza cognizione di causa o per attirare l’attenzione e invogliare all’acquisto e/o consumo di determinati prodotti. Questa cattiva informazione porta le persone ad affidarsi, anche in presenza di malattia, a prodotti che non sono quelli che fanno al caso loro con possibile prolungamento del disturbo o, ancora peggio, aggravarsi nel tempo del problema.

E’ fondamentale che voi impariate a leggere gli articoli, anche i miei, in maniera critica per potervi difendere dalla cattiva informazione.

 

Partiamo dalla definizione del termine.

 

 

Definizione di probiotico da wikipedia

Secondo le linee guida della FAO/OMS, sono definiti probiotici solo quei microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo.

Sono stati studiati integratori in diverse formulazioni come compresse, capsule, polveri, bustine e gocce contenenti i batteri. Tuttavia i probiotici assunti per via orale possono essere distrutti dalle condizioni acide dello stomaco. A partire dal 2010 sono state sviluppate diverse tecniche di microincapsulazione per superare questo problema e permettere a certe tipologie di probiotici di resistere agli acidi gastrici e biliari e di giungere integri e vitali nel colon, rimpiazzando efficacemente il deficit microbico e riequilibrando la flora intestinale perturbata in tutti i casi di disbiosi.

I batteri lattici (LAB, Lactic Acid Bacteria), per la maggior parte rappresentati dai lattobacilli, e i bifidobatteri sono i più comuni tipi di microrganismi probiotici, anche alcuni lieviti e bacilli possono essere utili. I fermenti lattici vengono comunemente consumati insieme agli alimenti fermentati che li contengono – alimenti come lo yogurt o yogurt di soia con aggiunta specifica di colture batteriche vive e attive – ma i due fermenti presenti all’interno di tali prodotti non svolgono alcun ruolo benefico per l’organismo umano, perché muoiono appena entrano in contatto con i succhi gastrici non sopportandone l’acidità.

 

 

Da questa definizione e facendo riferimento ad altre fonti accreditate possiamo concludere che per alimenti/integratori con probiotici si intendono quegli alimenti che contengono, in numero sufficientemente elevato, microrganismi probiotici vivi e attivi, in grado di raggiungere l’intestino, moltiplicarsi ed esercitare un’azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione diretta. L’assunzione di microrganismi probiotici può, inoltre, favorire in modo significativo la funzionalità dei nostri processi digestivi.

In generale,  un ambiente troppo acido, un ambiente con alta concentrazione di sale o zucchero, la temperatura troppo elevata non permettono la sopravvivenza di nessun microrganismo.

 

La varietà di probiotici è vastissima. Tra i più comuni e familiari ci sono i batteri delle famiglie dei Lattobacilli e dei Bifidobatteri, mentre fra i lieviti ricordiamo il Saccharomyces boulardii”.

 

Passiamo alla pratica e capiamo in quali casi gli alimenti , tra quelli di cui tanto sentiamo parlare, non possono essere considerati probiotici.

 

NON SONO CIBI PROBIOTICI

✔️Lo yogurt.

Estratto da wikipedia.

Il primo ad osservare la presenza di microrganismi nel latte fermentato  fu il microbiologo russo Mechnikov. Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus Thermophilus , e riconobbe che questi lattobacilli erano i responsabili del processo di scissione del lattosio in galattosio e glucosio. Questi fermenti agiscono con un meccanismo protosimbiotico: lo streptococco lavora per primo, creando le condizioni affinché il lattobacillo compia l’opera della scissione del lattosio. Anche se i pareri sono piuttosto discordanti, a differenza di quanto propagandato dalla pubblicità, oggi si ritiene che questi due fermenti non svolgano alcun ruolo attivo all’interno dell’organismo umano: infatti essi muoiono appena entrano in contatto con i succhi gastrici umani, non sopportandone l’acidità.

Per quanto chiaramente scritto, lo yogurt, prodotto della fermentazione di due tipi di batteri, lattobacillo bulgaricus e Streptococco thermophilus, non ha effetto probiotico in quanto i fermenti vivi non superano la barriera gastrica.

In alcuni casi vengono aggiunti fermenti probiotici e lo trovate scritto tra gli ingredienti.

 

✔️Il miso acquistato e autoprodotto ( non pastorizzato).

Cos’e’ il miso lo potete leggere qui 👇🏻

IL MISO

 

Il miso che trovate sugli scaffali e riporta sull’etichetta la dicitura”pastorizzato” e’ un prodotto privo di vita, in quanto questo processo non permette a nessun microrganismo la sopravvivenza.

Per quanto riguarda il miso autoprodotto sono due gli elementi da considerare.

Contiene fermenti probiotici in grado di superare la barriera gastrica?

Contiene fermenti probiotici in grado di sopravvivere all’alta concentrazione di sale che caratterizza il prodotto?

Quando si parla di miso leggo tante parole,ma poche analisi che confermino che, nel prodotto finito portato sulle nostre tavole, siano presenti microrganismi probiotici che sopravvivono in ambiente altamente salino.

Se trovate documentazione saro’ felice di prenderla in analisi.

 

✔️Il tempeh acquistato e autoprodotto.

Gli approfondimenti riguardanti il tempeh li trovate qui 👇🏻

IL TEMPEH ……. by Mariagrazia Bravin ❤️

Anche in questo caso il prodotto acquistato e’ pastorizzato e valgono le stesse considerazioni del miso.

Parliamo del tempeh autoprodotto.

Se anche noi partissimo da un prodotto probiotico, come potrebbe rimanere tale considerando che il tempeh viene consumato previa cottura?

E’ un po come quando  scrivono  i nutrienti di un alimento a crudo, mentre poi l’alimento viene consumato cotto. Per calcolarne i nutrienti considerate i valori a crudo, sapendo che la cottura modifica radicalmente  i valori nutrizionali di un cibo.

La cottura ammazza i microrganismi.

 

✔️L’aceto pastorizzato e non pastorizzato ( kombucha con ph sotto al 2.8)

Il ph molto acido seleziona l’ambiente microbico, più’basso e’ il ph e meno possibilità c e’ di trovare vita.

 

✔️Fermentati thai maturi.

Sono essenzialmente 3 gli elementi da considerare:

-il ph acido seleziona notevolmente l’ambiente;

-il nutrimento, che nel tempo viene a mancare, non permetteva sopravvivenza dei microrganismi;
-la soluzione diventa satura di metaboliti impedendo la sopravvivenza dei microrganismi.

 

Concludo con una importante considerazione.

Cominciate a preoccuparvi di ciò che naturalmente è’ dentro di voi e lavora con e per voi. Mangiate pensando che non siete soli mai. Leggete attentamente i miei articoli sull’amido resistente per comprendere ancora di più questo concetto e cambiare prospettiva.

 

È’ la natura che te lo chiede:

Mangia Prega Vivi

 

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Buona fermentazione  consapevole.

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